Il Piovego a Curtarolo

16 Dicembre 2020 - 8:28 pm
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Oggi parleremo del canale Piovego di Villabozza, un corso d’acqua che prende origine per derivazione di parte delle acque del fiume Tergola, tramite il partitore di Villa del Conte e scorre nell’alta padovana sino a sfociare nel fiume Brenta all’altezza di Tavo di Vigodarzere.

Il magnifico spot di pesca di cui andremo a parlare si trova nel comune di Curtarolo, per la precisione in località Poncia, in provincia di Padova, a pochi km dalla confluenza nel fiume Brenta.

In questo tratto di canale è possibile pescare in tutto il periodo dell’anno, ma va affrontato in maniera differente a seconda di esso. Questo è dato dal fatto che nei periodi più caldi è presente l’alborella che ci costringe ad utilizzare delle esche particolari, come ad esempio il mais.

Il Piovego di Villabozza è un tratto in concessione FIPSAS

Ma vediamo come affrontare questo splendido corso d’acqua nei periodi più freddi, ovvero quando è possibile pescare con il bigattino senza avere il disturbo di pesci di piccola taglia. Innanzitutto la tecnica migliore per affrontare questo spot è con l’utilizzo della roubasienne; si potrebbe utilizzare anche una canna fissa o una bolognese, ma non si riuscirebbe a catturare la stessa quantità di pesci per una questione di precisione e tecnica di pesca. In una classica giornata invernale è più che sufficiente avere 1 kg di bigattini per passare diverse ore di pesca.

Ma vediamo ora di affrontare un po’ più nello specifico la pescata. La distanza migliore per affrontare una sessione di pesca è a 11.5/13 metri dove troviamo una profondità di circa due metri; nel corso d’acqua è presente una lunga banchina nel sotto riva in cui la profondità è nettamente minore rispetto alla sponda opposta del canale.

Nel Piovego di Villabozza l’ acqua non è praticamente mai ferma con una corrente non eccessiva. Solitamente per pescare sono sufficienti 2 kit con due lenze differenti: una con un classico galleggiante a pallina il cui peso può variare da 0.30 grammi a 0.50 grammi ed un’ altra montando un galleggiante a vela il cui peso può essere 2 o 3 grammi. Con la lenza più leggera si pesca effettuando una passata mentre con la vela si cerca di stare più fermi possibile sopra la zona di pasturazione.

galleggianti a pallina
galleggiante a vela

Il terminale in questo spot è fondamentale, solitamente ad inizio pescata si può utilizzare un filo dello 0.09 con un amo del 22, ma a volte per vedere delle abboccate è necessario scendere sino ad utilizzare un filo dello 0.06 ed un amo del 26.

filo terminale ed ami

La pasturazione viene effettuata a fionda, gettando i bigattini un po’ a monte rispetto alla postazione di pesca. Solitamente una fiondata ogni passata, ma in base all’attività dei pesci si può variare il ritmo di pasturazione e, soprattutto, la quantità di bigattini da gettare. E’ molto importante non “riempire” i pesci una volta attirati nella nostra zona di pesca, quindi è sempre consigliato dare delle fiondate più corpose nelle prime passate per poi diminuire la quantità di bigattini una volta entrati i pesci in pastura.

Le catture che si possono effettuare nel periodo invernale sono principalmente cavedani, la cui taglia è elevata (parliamo di pesci che possono variare dai 700/800 grammi fino ad arrivare a pesci che superano i 2 kg di peso) Ci sono ovviamente anche altre specie che si possono incontrare, come grosse carpe, dei carassi e, sebbene più rari, delle tinche, qualche barbo e dei triotti.

Marco Bettin per PescatoriPadovani.net

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